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Recenti dati della letteratura indicano che, ogni anno, il 3-4% circa dei pazienti con trapianto renale rientra in dialisi. Ma qual è la modalità dialitica da proporre a questi pazienti?
I dati della letteratura al riguardo sono contrastanti. Uno dei primi studi (Sasal-PDI, 2001) riportava in tali pazienti non solo un maggiore rischio di peritoniti ma anche una maggiore mortalità.
Studi più recenti, invece, (Guo- KI 2003) riportano addirittura una migliore sopravivenza nei pazienti che dopo il fallimento del trapianto incominciano con la DP rispetto a quelli che, invece, incominciano con l’emodialisi. E’ da sottolineare, però, che tali dati non sono aggiustati per età e fattori comorbidi.
Più rilevanti sono i dati dello studio ANZDATA (Badve- NDT 2005) che hanno dimostrato outcome comparabili tra 309 pazienti entrati in DP dopo il fallimento del trapianto renale e 13633 pazienti entrati ex novo in DP.
Esistono comunque delle problematiche con le quali ci dobbiamo confrontare prima di proporre la DP a questi pazienti.
Sarebbe perciò interessante valutare, con una lettura o una controversia, i dati della letteratura e l’atteggiamento dei centri sia per quanto riguarda l’orientamento dialitico (dato che quest’anno verrà rilevato anche dal censimento) sia riguardo alla terapia immunosoppressiva.
sicuramente la DP lascia autonomia al paziente, specialmente se è giovane ed ancora in attività lavorativa.
E' molto importante definire protocolli per la sospensione della terapia immunosoppressiva, nella nostra esperienza un aumento significativo del numeo delle peritoniti.