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Sostegno economico per dialisi domiciliare

pubblicata il 01 maggio 2009 
da Iadarola Gian Maria

1. E’ noto come le controindicazioni cliniche incidano solo parzialmente sul mancato ingresso dei pazienti in dialisi peritoneale mentre, al contrario, sembrerebbero percentualmente maggiori come causa di esclusione i motivi di carattere socio-attitudinale.

I dati regionali discussi nel recente Audit sulla Dialisi Peritoneale in Piemonte-Valle d’Aosta sembrerebbero confermare questo andamento: nel corso del 2007 circa il 48% dei mancati inserimenti in dialisi peritoneale è stato dovuto a motivi di tipo socio-attitudinale, contro un 37% circa per motivi clinici.

Tra i motivi di socio-attitudinali hanno costituito una quota importante, oltre alla cosiddetta “scelta del paziente” (che spesso risente di una non adeguata informazione relativa alle metodiche disponibili) altri aspetti a carattere sociale, legati a carenza o a non disponibilità del partner (pur presente), per circa il 30% dei mancati ingressi di questo tipo. 

2. L’analisi preliminare dei dati regionali piemontesi raccolti a contributo della  ricerca “Trattamenti sostitutivi della funzione renale in Italia: aspetti clinici, economici e sociali” (pubblicata dal CENSIS nel marzo 2009 e indirizzata alla valutazione dei costi diretti ed indiretti dei trattamenti dialitici ospedalieri e domiciliari) ha mostrato come la scelta di metodiche dialitiche domiciliari e in particolare della dialisi peritoneale, possa costituire per il SSN una importante fonte di risparmio di risorse economiche e logistiche, qualora si considerino appunto non solo le semplici voci di costo diretto.

3. Così come le tariffe di rimborso per i trattamenti domiciliari sono generalmente meno adeguate rispetto a quelle relative ai trattamenti ospedalieri, allo stesso modo i cittadini affetti da insufficienza renale cronica terminale e i loro caregivers non vedono favorito in particolar modo dalle istituzioni il farsi carico della gestione domiciliare delle proprie cure, con particolare riguardo a quei casi con presenza di disautonomie rispetto all’esecuzione della dialisi, spesso fonte di impegno umano e di risorse economiche da parte della famiglia del paziente.

 

Queste considerazioni hanno spinto la Sezione Interregionale SIN Piemonte-Valle d‘Aosta a chiedere all’Assessorato alla Sanità della Regione Piemonte la costituzione di un gruppo di lavoro al fine di studiare la possibilità di incentivare la deospedalizzazione del trattamento dialitico reinvestendo i risparmi derivanti dall'uso delle metodiche domiciliari in un riconoscimento economico di sostegno ai pazienti che, pur con vari gradi di non autonomia rispetto all’esecuzione della dialisi stessa, scelgono di dializzare al domicilio. Il gruppo di lavoro, costituito da nefrologi e funzionari dell'Assessorato, ha redatto un documento contenente un progetto/bozza di D.G.R., valutato con favore anche dalla sezione piemontese ANED, dal titolo: Potenziamento delle cure domiciliari nei pazienti affetti da insufficienza renale terminale con necessità di trattamento dialitico tramite “Contributo economico di sostegno alla Dialisi Domiciliare”.  Il documento, in attesa di approvazione, è attualmente in fase di revisione da parte dell’Assessorato alla Sanità della Regione Piemonte.

Questa e altre eventuali iniziative e progetti potrebbero essere discussi in una tavola rotonda che, oltre a interrogarsi sulle cause che ostacolano la diffusione della dialisi peritoneale in Italia, proponga inoltre iniziative di politica socio-sanitaria che possano favorirne l'utilizzo.

 

Parole chiave: Audit, Costi, Scelta DP, Tariffe
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