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La Peritonite Sclerosante

pubblicata il 17 marzo 2009 
da Russo Roberto

La peritonite sclerosante incapsulante (SEP), nonostante i miglioramenti della tecnica, rappresenta una temibile complicanza del trattamento DP a lungo termine. Essa infatti, a causa della mancanza di terapie realmente efficaci e di strumenti di diagnosi precoce, è associata ad un elevato tasso di mortalità.

La presentazione clinica della SEP è spesso vaga, con una lenta progressione verso l’ostruzione intestinale.

  1. I principali disturbi, includono la nausea, il vomito, la distensione addominale. Seguono la stipsi talvolta alternata a diarrea, l’anoressia e la malnutrizione.
  2. Segni obiettivi di SEP sono l’ascite, il dialisato ematico, il dolore addominale e la presenza di masse palpabili.
  3. La TAC, consente la conferma della diagnosi quando evidenzia l’ispessimento della membrana peritoneale e della parete delle anse intestinali, la presenza di aderenze, ostruzioni e raccolte saccate. La conferma viene effettuata con la videolaparoscopia e l’esame bioptico.

Favoriscono l’insorgenza della SEP, la durata del trattamento (>10 anni), le precedenti peritoniti batteriche e l’uso di soluzioni bioincompatibili.

La terapia proposta, include il cortisone, l’azatioprina, l’acido micofenolico e il tamoxifene, un agente anti-estrogeno con effeti anti-fibrotici.

L’argomento riveste una notevole rilevanza clinica e potrebbe essere argomento di una tavola rotonda. Quest’ultima potrebbe essere introdotta dai risultati del Censimento 2008 del GdS DP, attualmente in corso, che ha tra gli obiettivi quello di valutare le reali dimensioni di questa complicanza.

Parole chiave: Complicanze, Peritonite Sclerosante
1 Commento

    Commenti

  1. Ritengo questo argomento di notevole interesse e di elevatissima rilevanza in considerazione:

    1. delle ben note e temibilissime conseguenze cliniche;

    2. di segni, sintomi clinici, segni radiologici e dati di laboratorio variabili e variamente associati e, quindi, spesso di non univoca interpretazione; 

    3. della mancanza di protocolli terapeutici;

    4. del crescente numero di Centri che hanno un Programma di DP da più di 8-10aa e, quindi, con pazienti con elevata età dialitica a maggior rischio di EPS;

    5. l'elevata penetrazione dei pazienti in APD che, al momento, consente l' utilizzo prevalente di soluzioni lattato.

     

    Concordo, quindi, con la proposta di una Tavola Rotonda su questo argomento al prossimo Congresso Nazionali di DP.


    pubblicato il 18 aprile 2009 
    da La Rosa Roberto, AUSL BARI (BA)

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